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Bang Bang Baby, la serie crime all’italiana rivoluziona gli stereotipi del genere e apre nuovi orizzonti

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Bang Bang Baby recensione

Pizza, spaghetti…e mafia. Questa è l’Italia. O meglio è così che, sin dai tempi che furono, il Bel Paese viene stereotipatamente rappresentato: dall’eterna trilogia de Il Padrino di Francis Ford Coppola alla ben più moderna Gomorra, la serie ispirata all’omonimo romanzo di Roberto Saviano. Di storie di mafia ne sono raccontate tante, forse fin troppe, ma nessuna ha mai saputo uscire dagli stereotipi classici del genere crime all’italiana per elevarsi a qualcosa di nuovo come ha fatto Bang Bang Baby, la nuova serie Made in Italy prodotta e distribuita da Amazon Prime Video. Diretta da Michele Alhaique, la serie in 10 episodi – gli ultimi 4 usciranno sulla piattaforma il 20 maggio – racconta la storia di Alice (Arianna Becheroni), un’adolescente che vive insieme alla madre in una piccola cittadina nella provincia di Verona. A pesare sulla sua giovinezza, l’ombra della morte del padre che, però, scopre essere in realtà ancora vivo.

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Dopo aver portato alla luce le bugie della madre Alice inizia la sua discesa agli inferi, alla scoperta della famiglia paterna, un potente clan della malavita organizzata milanese legata alla ‘ndrangheta calabrese. “Barone non è un cognome, ma una maledizione” e Alice lo scoprirà a sue spese soprattutto nel momento in cui, spinta da un’irrefrenabile e incontrollabile voglia di appartenenza, decide di sposare gli immorali principi della famiglia per aiutare il padre. La giovane trova quindi nella violenza e nella cultura del sangue della famiglia Barone il suo posto. Un mondo dove il calore della famiglia nasconde vendette, tradimenti e omicidi e in cui a domina la lealtà familiare – tra ragù  kalashnikov; tutto perfettamente controllato dalla nonna Lina (Dora Romano, L’amica geniale), feroce matriarca del clan.

Bang Bang Baby recensione
Arianna Becheroni in Bang Bang Baby
Foto: Ufficio stampa Amazon Prime Video

 

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Se la trama della serie non contiene apparentemente alcuna novità sul tema della mafia, a rivoluzionare il panorama corrente è senza dubbio il modo in cui viene raccontata: dimenticatevi l’austerità e la serietà dei crime all’italiana intrisi di realismo, perchè con Bang Bang Baby si è finalmente arrivati ad un punto di svolta. La serie scritta da Andrea Di Stefano decostruisce e rivoluziona totalmente gli stereotipi del genere e al tradizionale registro si sostituisce uno più grottesco che raggiunge, nel suo apice, un surrealismo inatteso.

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Bang Bang Baby recensione:

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Arianna Becheroni e Giuseppe De Domenico in Bang Bang Baby
Foto: Ufficio stampa Amazon Prime Video
Bang Bang Baby recensioneLa serie italiana, prodotto e distribuita da Amazon Prime Video, è riuscita a spingersi oltre il già visto raccontando una storia di mafia da un punto di vista inedito che rompe prepotentemente la rigidità degli stereotipi

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